Emergenza neve & ciaspolata

10/02/2012 ore 19:05, vengo contattato da M.B. il quale mi segnala che il tetto di P.d.S. è coperto da 100 cm di neve in aumento al ritmo di 1 cm/h, M. ha puntellato le capriate del soggiorno e della cucina con due cristi e due puntelli, mentre D. cucina. A fronte di una richiesta di aiuto non posso tirarmi in dietro e come il veterinario dell’Amaro Montenegro sabato mattina parto munito di gomme termiche e catene, carico M.B., M.C.V.in B. e Prole, e si affronta la miglior tempesta di neve degli ultimi 20 anni alla volta di P.d.S..

Nel frattempo mica è diminuita la neve, anzi, è aumentata fino a 120 cm sul tetto e a 50 cm sul primo tratto di strada, poi il cingolo ha risolto i nostri problemi locomotori stile spedizione polare. Il paesaggio è irreale e la copertura nevosa è talmente uniforme che fa perdere l’orientamento, ma supportato dal cingolo conduco la pattuglia di intervento fino a P.d.S., dove possiamo finalmente riposarci fino al giorno dopo e liberare il tetto e salvare così la situazione.

17/02/2012 ore 18:35 contatto M.B. per fare la ciaspolata che ci eravamo promessi il week end dell’emergenza neve, ma le scuole hanno riaperto i battenti per cui niente ciaspolata per M.B. (per inciso è maggiorenne M.B.), per fortuna M. accetta con schietto entusiasmo. Come il veterinario dell’Amaro Montenegro sabato mattina parto con le sole gomme termiche, mentre M. mi aspetta “come i bambini per giocare senza riuscire a fare un cazzo” (testuali parole). Ciaspolare è immensamente faticoso, in salita ci siamo dati il cambio come i ciclisti, inoltre si tende allo scapuzzo e al successivo cappottamento.

  Esperienza positiva da ripetete (emergenza neve a parte).

Tredozio – trekking della befana

Ammetto che questa passeggiata non è nata per fare un giro in montagna, ma per andare a cena in montagna. In ogni caso ne è uscito uno splendido itinerario che attraversa un castello più che diroccato (detto, appunto, Castellaccio) del quale avanzano spizzichi di mura e la cisterna dell’acqua piuttosto intatta; una serie di belle ville rurali (alcune in fase di recupero altre in fase di non-recupero) sul crinale che porta alla chiesa di Pereta; un vecchio piccolo “borgo” (Borgomana) o forse sarebbe meglio definirla casa o aggregato nel quale probabilmente vivevano alcune famiglie; un antico castagneto tenuto come un giardino.

 

La passeggiata non troppo lunga e piuttosto equilibrata tra salite e discese offre diversi scorci panoramici sulla Valle del Tramazzo, un giro da ripetere a primavera…

Gorino: Fiume, palude, fari e rovi

Saltuariamente propongo al Gruppo Ometto un trekking tra fiume e palude in modo da conoscere aree stupende dal punto di vista paesaggistico e naturalistico, ma poco frequentate (e poco considerate dagli escursionisti). Dopo Mesola è stato il turno di Gorino un piccolo paese di mare che si affaccia sia sul Fiume Po che sulla Sacca di Goro, un paese al centro della continua lotta tra acque e terre tipica dei delta fluviali.

Il percorso scelto partendo da Gorino Ferrarese (piazza del paese) ci ha condotti attraverso il porto e lungo la Valle Segnanda, sullo stretto lembo di terra che separa il Po di Goro dalla Valle di Gori, fino alla così detta Lanterna Vecchia, ossia il faro che con il progredire del Delta del Po si è allontanato sempre di più dal mare fino a diventare inutile (come faro).

Barca nella Sacca di Goro (Valle Seganda) tra acque e canneti

Dalla Lanterna Vecchia dovevamo raggiungere il faro attivo costruito in fronte al mare sull’Isola dell’Amore (nome molto pittoresco), purtroppo circa un chilometro dopo la Lanterna Vecchia i rovi e altre piante palustri ben più accuminate del rovo comune ci hanno reso impossibile la progressione e siamo stati costretti, dopo aver mangiato, al rientro anzitempo.

In ogni caso i luoghi meritano ben più di una visita, magari armati di roncola per farsi strada fino al faro.