Il Badalischio della Gorga Nera

A pochi chilometri dal Passo della Calla (o da Castagno D’Andrea a seconda della provenienza) ristagna un acquitrino vagamente sinistro, la Gorga Nera.

É possibile raggiungerlo facilmente a piedi, io consiglio la passeggiata che dal Passo della Calla arriva alla Gorga Nera passando per la vetta di Monte Falterona.

Il termine “gorga nera” indicava i luoghi in cui si orginavano (o si pensava che si originassero) tuoni o boati che si manifestavano con l’avvicinarsi delle perturbazioni atmosferiche, in genere tali rumori erano considerati anche nefasti. La vicinanza della Gorga Nera con la Fonte del Borbotto secondo me pare confermare l’origine del nome, che quindi precedente è rispetto alla formazione del lago. Sembra, inoltre, che la sorgente dell’Arno e l’area della Gorga Nera fossero collegate con un tunnel all’interno del quale Dante, visitandolo, immaginò “la selva oscura”.

La genesi dell’acquitrino è storicamente documentata, così come l’apparizione di una strana creatura, il badaliscio. Nell’anno 1335 una frana proveniente dal Monte Falterona distrusse il centro abitato di Castagno e formò un lago, forse abbastanza grande e profondo (considerato senza fondo e connesso con il mare dagli abitanti del luogo). Il movimento franoso causò l’intorbidimento delle acque dell’Arno, la cui sorgente è vicina, per due mesi. Nell’anno 1641, una frana del Monte Faino colmò in parte il lago e trascinò a valle con il terreno, alberi, serpi e pesci dalla pelle nera, ma dalla carne bianchissima. Di Monte Faino non ho trovato traccia nelle carte geografiche, potrebbe essere l’attuale Monte Falco. Nell’anno 1827 una frana, sempre del Monte Faino, non coinvolse la Gorga Nera, ma convogliò terreno argilloso all’interno del Fiume Arno che colorò le acque di rosso fino al mare. Oggi alla Gorga Nera resta un piccolo acquitrino, probabilmente poco profondo, sulla frana di Castagno D’Andrea. Infatti, le frane di grandi dimensioni spesso creano sulla propria superficie delle contropendenze che possono formare bacini d’acqua.

La leggenda racconta che durante una delle frane che hanno creato i presupposti per l’attuale acquitrino, probabilmente quella del 1641, sia nato (o forse meglio) si sia liberato un badalischio (o badalisco, non basilisco che è una creatura diversa, anche se spesso lo si trova come sinonimo). Il badalischio è una creatura simile ad un serpente (pare di grandi dimensioni), a volte con ali cartaliginose e testa di uccello, spesso con una corona o un diadema che copre gli occhi rossi. Lo sguardo paralizza (o uccide) persone e animali e l’alito (o il verso) fa avizzire le piante vicine quando non trova prede. Sembra che la natura del badalischio sia associata più all’avvizzimento di piante che alla paralisi (o morte) di persone e animali. Attualmente il badalischio si nasconde nella vicina località “Fosso del Diavolo”.

Non ho mai incontrato il badalischio (non potrei raccontarlo) e non l’ho neppure intravisto, forse dubito anche dell’esistenza (anche se non si sa mai), ma posso testimoniare la presenza di rane rosse presso l’acquitrino alla Gorga Nera.

La rana temporaria è presente nel Parco delle Foreste Casentinesi in pochissime aree, la più importante presso l’acquitrino della Gorga Nera. Si tratta di una rana con colorazioni variabili, le parti superiori brune, grigie, rossastre con macchie scure e le parti inferiori più chiare; caratteristica è la macchia scura dietro gli occhi. Nel periodo della riproduzione i maschi entrano in competizione ed emettendo suoni gutturali sordi (ritorna il tema dei rumori legati alla Gorga Nera).

Resta inteso che le passeggiate alla Gorga Nera (e aree limitrofe) alla ricerca del badalischio non devono disturbare minimamente le rane (o gli altri animali).

Ho scritto questa breve nota basandomi su alcune letture e ricerche di modesta entità senza la pretesa di essere esaustivo, esatto o completo, ma spero solo un poco interessante.

(prima pubblicazione sul Bollettino CAI Faenza n. 104 2013)

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