La Fonte di San Cristoforo

Non distante da Faenza e non vicino a Brisighella, su per la Via Pideura, proseguendo per circa un chilometro sul fondovalle si giunge al complesso termale della Fonte di San Cristoforo (o meglio all’area dove un tempo esso sorgeva, infatti, attualmente è in completo abbandono).

Il complesso della Fonte di San Cristoforo è costituto da più edifici, da una striscia verde posta tra il rio e la strada e da un piccolo fabbricato “casottino” che racchiude il pozzo. Gli edifici ricadono nel Comune di Brisighella, la sorgente e il pozzo nel Comune di Faenza.

Il nome della fonte dovrebbe derivare da una piccola chiesa, scomparsa nell’800, e dedicata a San Cristoforo.

La sorgente è considerata acqua d’interesse pubblico in concessione al Comune di Faenza con Decreto Ministeriale del 10 settembre 1935 fino al 2026.

Le acque medicamentose di San Cristoforo sono note fin dal duecento (forse anche in epoca romana secondo alcuni), ma divennero rinomate solo nel cinquecento quando alcune pecore malate si abbeverarono a delle pozze naturali e guarirono. I Signori di Faenza, i Manfredi, ordinarono lo scavo di un pozzo per raccogliere e sfruttare la fonte.

Dal seicento all’ottocento il pozzo fu mantenuto regolarmente, ampliato, dotato di un parapetto per impedire la caduta di sporcizia all’interno e di un piccolo edificio chiuso munito di sportello. Il proprietario del fondo fu incaricato di distribuire l’acqua, ma la proprietà della sorgente rimase al comune. A causa di varie ragioni, tra cui probabilmente la cura del pozzo che diminuì nel tempo, la notorietà della fonte andò scemando dall’ottocento al novecento.

All’inizio del novecento una frana seppellì il pozzo e la fruizione della fonte dovette interrompersi in quanto nessuno si interessò del suo recupero. La località cadde nell’abbandono fino agli anni venti quando il Sig. Luigi Ranieri chiese al Comune di Faenza la concessione della sorgente obbligandosi a ricostruire e a mantenere il pozzo.

Il Sig. Luigi Ranieri scavò un pozzo cisterna quadrato, dotato di una pompa a mano e l’impianto fu coperto con un piccolo fabbricato tuttora esistente. Intorno alla Fonte di San Cristoforo fu realizzato un piazzale di cemento e il pozzo fu circondato con un muretto ad uso banco per la distribuzione dell’acqua (segnalo che ho riscontrato fonti contrastanti riguardo ai lavori che potrebbero essere stati eseguiti dal Comune di Faenza). Sempre negli anni venti venne realizzata dal Sig. Luigi Ranieri una elegante palazzina ad uso ristorante. La località divenne di moda e fu istituita la fermata del treno in corrispondenza del casello di San Cristoforo per permettere una migliore fruizione dell’area termale.

Negli anni quaranta i figli del Sig. Luigi Ranieri, Achille & Mario Ranieri, ottennero il rinnovo della concessione. I Sig.ri Ranieri avevano allestito anche un piccolo locale per l’imbottigliamento dell’acqua, che era così trasportata a Faenza e in farmacie a Milano e Modena.

Negli anni Cinquanta e Sessanta la località continuò ad essere frequentata, ed intorno al pozzo e al ristorante furono allestite altre attività, tra cui una pista da ballo. Alla fine degli anni Sessanta iniziò il declino e nell’area della Fonte di San Cristoforo rimase attivo solo il ristorante.

Negli anni settanta il Comune di Faenza provò a riattivare la fonte, facendo eseguire alcuni sondaggi e una perizia, ma le operazioni andarono per le lunghe e solo negli anni ottanta il Servizio di Igiene Pubblica fece sapere che il pozzo e la sorgente erano in totale abbandono. Fino alla fine degli anni ottanta continuò a funzionare il ristorante. Il bosco crebbe avvolgendo il pozzo.

Le proprietà terapeutiche delle acque della Fonte di San Cristoforo furono illustrate fin dal cinquecento, avevano proprietà purgative, erano ottime per il fegato e contro i calcoli biliari.

Dal punto di vista chimico, l’acqua di San Cristoforo è ricca di cloruro di sodio, bromo, iodio e litio.

Le analisi degli anni venti danno informazioni più esaurienti sull’acqua termale della Fonte di San Cristoforo: limpida, di colore paglierino, odore leggermente sulfureo (definito anche marino), sapore marcatamente salato e temperatura alla sorgente di circa quindici gradi. La colorazione dell’acqua è dovuta a sostanze organiche di tipo vegetale, il residuo solido deriva in gran parte dal cloruro di sodio, sono presenti in quantità minori zolfo, calcio e magnesio, assenza di germi patogeni.

Spesso vengono citate tre distinte fonti: San Cristoforo, Olmatello e Salsa, con caratteristiche differenti l’una dall’altra.

La portata della fonte è sempre stata scarsa, infatti si rese necessaria la costruzione di un pozzo e di una cisterna per raccoglierla.

L’origine delle acque termali fu chiarita negli anni venti, il pozzo attingeva da una falda situata in uno strato di sabbia gialla fine, chiuso fra depositi argillosi che la proteggevano da infiltrazioni esterne. L’acqua probabilmente proveniva dai depositi gessosi della zona di Brisighella, dove si arricchiva di sali.

Il complesso termale della Fonte di San Cristoforo è costituito da due edifici, il ristorante ed una casa colonica, ubicati nel Comune di Brisighella.

Il primo edificio fu costruito negli anni venti, in un elegante stile tardo neoclassico con accenni liberty, ed ampliato negli anni trenta, questo edificio è ritenuto di pregio architettonico. La facciata presenta un doppio loggiato al piano terra e al primo ed è stata chiusa al piano terra da vetrate per ricavarvi una sala del ristorante. Il muro del loggiato di terra mostra un murale a tempera (probabilmente di Fernando Bucci) che secondo la tradizione rappresenta le Terme di Caracalla, il muro del loggiato al piano primo mostra una iconografia classica di San Cristoforo dipinta su maiolica e datata 1924.

Il secondo edificio, a carattere più rustico, sempre degli anni venti si trova sul lato opposto della strada e pochi metri dal primo. L’area termale è completata da diverse aree esterne tenute a giardino, prato e bosco. Di fronte al ristorante vi è una grande pista da ballo circondata da alberature a ridosso del torrente.

Una cinquantina di metri più a valle rispetto ai fabbricati, al di là del rio, dopo un ponticello, si trova il pozzo, il piccolo edificio e i serbatoi, o quello che ne rimane, il tutto nel Comune di Faenza. Le fonti da cui sgorgavano le acque termali ubicate sul casottino sono caratterizzate da due mascheroni in terra cotta rappresentanti visi femminili. A ridosso della parete montuosa, pochi metri dal casottino, vi è una ulteriore fonte con un mascherone in terra cotta rappresentante un diavolo (probabilmente per il carattere sulfureo dell’acqua).

L’area circostante è oggi invasa dalla vegetazione spontanea. Il piccolo edificio in muratura è in pessime condizioni di conservazione, una frana lo ha investito da tempo coprendo la base del pozzo.

(prima pubblicazione sul Bollettino CAI Faenza n. 111 2015)

Fonti utilizzate:

  • Castel Raniero Errano Olmatello 3 itinerari sulle colline faentine tra storia, arte e natura – Patrizia Capitanio – Carta Bianca Editore.
  • Sentiero “505” da Faenza al Parco Carnè: camminare nel territorio leggere l’ambiente – Associazione Culturale Pangea.
  • Le acque di S. Cristoforo: le sorgenti dimenticate di S. Saviotti – 2001 Romagna – Anno 2000 – N° 4.
  • www.historiafaentina.it
  • Gruppo Facbook “Acque di S. Cristoforo di Faenza”.
  • Chiacchere al bar e per boschi.

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