Massi e Diavoli

Salendo da Imola verso Firenzuola s’incontra una landa desolata di brughiera da cui emergono delle masse rocciose. Due di questi sono Sasso di San Zenobi e Sasso della Mantesca (o della Maltesca o, meglio, del Diavolo), il primo è integro, di colore scuro, con riflessi verdi e grigi venati di ruggine, mentre il secondo è spezzato, di colore scuro, con riflessi bianchi e blu.
Nel IV secolo d.c. il vescovo di Milano, Aurelio Ambrogio, incontrò il vescovo di Firenze Zenobi (oppure Zanobio, Zanobi o Zenobio, ma sempre senza il nome), a Pietramala dalle parti di Firenzuola. Il vescovo di Firenze si era ivi recato per la sua opera pastorale, percorreva l’Appennino convertendo gli indigeni pagani al cristianesimo e in seguito all’incontro Zenobi iniziò a convertire con fervore gli indigeni della zona tra la val Diaterna, la Caburaccia e la valle dell’Idice.
Questa nuova forza non piacque affatto al Diavolo il quale, evidentemente, era molto interessato all’area, e, infuriato, attese Zenobi sulla Via Flaminia Minor, nei pressi di Ospedaletto, e lo sfidò: “il primo che avesse raggiuto la cima del monte portando sulle spalle un enorme masso avrebbe vinto” e dominato sulle terre (tra la val Diaterna, la Caburaccia e la valle dell’Idice). Zenobi si affidò a Dio e accettò la sfida.
Il Diavolo si caricò sulle spalle un masso di dimensioni enormi e iniziò a salire verso la vetta della montagna. Zenobi si caricò, anch’egli, un grande masso su mignolo (!) e iniziò la rincorsa del Diavolo di gran carriera superando facilmente l’avversario. Il Diavolo, capendo di aver perso la scommessa, andò su tutte le furie, gettò il macigno a terra mandandolo in frantumi tra fuoco e fiamme nei pressi di Mantesca, nella vicina Valle del Sillaro, e sparì, le rocce vicine al luogo sono ancora rosse (Sasso della Mantesca). Zenobi continuò la corsa fino alla vetta dove posò il masso integro (Sasso di San Zenobi).
Dal punto di vista Geologico, il Sasso di San Zenobi e il Sasso della Mantesca sono ofioliti, rocce di colore verde scuro, di origine magmatica sottomarina. Si tratta di lave effuse durante eruzioni vulcaniche sottomarine dovute all’apertura di un oceano, esse, infatti, ne costituivano il fondale. I movimenti della crosta terrestre hanno poi chiuso l’oceano, sollevando e traslando gli Appennini e smembrando il fondale magamatico oceanico, il quale in gran parte è stato fuso nel mantello e in piccola parte sollevato con gli Appennini. Durante il sollevamento i resti del fondale oceanico, dispersi entro altre rocce, sono stati metamorfosati. Essendo rocce più resistenti rispetto a quelle circostanti ora emergono dal paesaggio formato in gran parte da argille e arenarie (i depositi che si accumularono sul fondo dell’oceano).
Il Diavolo con le ofioliti non centra nulla, ma esse hanno avuto una storia geologica travagliata e una origine infernale.

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