Sopravvissuti o sopravviventi

Grande Ometto

Grande Ometto

Quando Ale mi dice:”Ci sei domani per un giro?” Penso a quanto ho da fare a casa, e rispondo con una domanda:”Dove si va?” e lui: “Boh avevo in mente di fare un giro su dall’Acquacheta, c’è un sentiero non segnato che volevo esplorare!” e io:”mmm va be domattina quando mi sveglio ci sentiamo e vediamo.”

Bene di solito questo è l’inizio di un giro lunghissimo, massacrante, che mette a dura prova la voglia di camminare!!!

Quindi sveglia con calma, arriviamo su a San Benedetto in Alpe verso le 12.00 e ci si incammina.

Per chi non ha mai avuto modo di fare un giro all’Acuqcheta non posso far altro che consigliarvela, merita sempre durante le 4 stagioni la valle Montone, la cascata, la Caduta, i Romiti, sono sempre diversi e affascinanti, se poi si è fortunati come noi che la giornata è spettacolare per cielo e temperatura, tutt’altro che invernale, allora ne vale proprio la pena di farsi una tranquilla passeggiata.

cascate

cascate

Ma come tutte le favole c’è sempre una nota dolente, il maligno che ci attende in agguato…

Arriviamo dopo poco più di un’ora di cammino alla caduta dove vista l’ora e il sole propongo la pausa pranzo. Poi rifocillati ripartiamo imboccando un sentiero di fianco alla Caduta che è la cascata bassa del fosso Cà del Vento. Il sentiero non sembra essere messo male probabilmente è molto utilizzato da chi in estate cerca un posto dove rinfrescarsi. Continuiamo lungo il torrente arrampicandoci ogni tanto su qualche masso con Ale davanti fiero del suo giro e io titubante sulla via del ritorno, visto che conoscendolo so che cercherà un’altra via! Ogni tanto tengo d’occhio la cartina per cercare di capire dove siamo approssimativamente, poi ad un certo punto quando ormai il sentiero è scomparso e non sembra si possa arrivare da nessuna parte conveniamo che forse possiamo tornare in dietro.. E Ale propone di risalire il fianco della valle perché più su ci dovrebbe essere un sentiero o comunque dovremmo ad un certo punto incrociare il sentiero che porta alla Caduta. Primo errore: gli ho dato corda nonostante l’inutile fatica che mi stava proponendo!

Comunque si va! “infondo basta seguire il torrente dall’alto e prima o poi scendere..” Si beh insomma peccato che dopo un mio secondo errore che ad un incrocio con un sentiero invece di seguire quello largo e comodo in discesa gli do di nuovo corda e prendiamo quello in leggera salita stretto e non molto chiaro, nel momento in cui avremmo dovuto scendere sotto di noi si apriva dirupi su tre lati.. Circumnavigato il simpatico altopiano dove una poco socievole famigliola di cinghiali ci ha spiegato che quella era casa loro e non eravamo i benvenuti, guardiamo l’ora e il cielo e ci accorgiamo che tra un po’ fa buio dunque cartina alla mao decidiamo di tornare i dietro e prendere un sentiero che ci porta verso la Provinciale che da San Benedetto in Alpe va verso Marradi, in fondo quassù ci sono ben due case in qualche maniera torneranno alla civiltà ogni tanto!

Mentre ormai il sole ci ha salutato e le stelle ci illuminano il cammino con la torcia frontale di Ale arriviamo all’imbocco del sentiero.. almeno cosi pensavamo.. infatti in realtà c’è una bella strada sterrata larga e invitante che nella penombra della sera non può che essere imboccata..

Dopo un paio di curve però risulta evidente che non va dove ci saremmo attesi.. la direzione è quell del passo Peschiera che disterà ad occhio e croce 3-4 km.. cosa fare? Ma ormai non c’è altro da fare che camminare almeno sappiamo pressapoco dove stiamo andando e come ritornare alla macchina.

Alla fine ne è uscita una passeggiata di 8 ore con annessa camminata sotto le stelle faticosa come ogni cosa inattesa, ma direi che ormai abbiamo una perfetta conoscenza della zona!

Unico grande ringraziamento ai proprietari della Trattoria della Pace di Rocca San Casciano che ci hanno debitamente ripagati della fatica giornaliera!

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